La tomette è una piastrella in terracotta non smaltata, realizzata a partire da argilla locale e poi cotta ad alta temperatura. La sua forma esagonale, la più diffusa, e le sue sfumature che vanno dal rosso aranciato al rosa pallido la rendono un rivestimento per pavimenti riconoscibile tra tutti. Questo pavimento, nato nel sud della Francia, è utilizzato sia nel restauro di edifici antichi che nella nuova costruzione.
Argilla, cottura e porosità: cosa definisce una tomette in terracotta
Prima di scegliere un formato o un colore, comprendere il materiale stesso evita diversi errori di posa e manutenzione. La tomette è un prodotto poroso per natura. A differenza della gres porcellanato, non è vetrificata: l’argilla conserva dopo la cottura una capacità di assorbimento dell’acqua che influisce direttamente sulla scelta del supporto, del giunto e del trattamento superficiale.
Questa porosità ha un vantaggio spesso ignorato nelle case antiche. Su un pavimento posato su un letto di pietre o su terra battuta, le tomettes partecipano agli scambi di umidità dell’edificio. Coprire questo tipo di supporto con una soletta impermeabile prima di posare nuove tomettes può spostare l’umidità verso i muri adiacenti piuttosto che risolvere il problema.
La composizione dell’argilla varia da un bacino di estrazione all’altro, il che spiega le differenze di tonalità tra una tomette provenzale (rosso intenso, argilla ferruginosa) e una piastrella proveniente dal Sud-Ovest (tonalità più chiare, a volte rosate). Anche la temperatura e la durata della cottura giocano un ruolo: una cottura più lunga produce una piastrella più densa, meno porosa, ma anche più scura.
Per saperne di più sul pavimento in tomette, questi parametri di fabbricazione condizionano la resistenza della piastrella tanto quanto il suo aspetto finale.

Tomette esagonale, quadrata o rettangolare: formati e usi
La forma esagonale rimane il formato storico e il più ricercato. Il suo pavimento senza disallineamenti consente una distribuzione omogenea dei carichi al suolo, il che spiega la sua longevità negli edifici antichi. I giunti, distribuiti su sei lati, assorbono meglio i micro-movimenti del supporto rispetto a una piastrella quadrata di grandi dimensioni.
Esistono altri formati che meritano di essere considerati a seconda del progetto:
- La piastrella quadrata (spesso di circa 15 o 20 cm di lato) è adatta a stanze strette dove l’esagono crea un effetto ottico carico.
- La tomette rettangolare, talvolta chiamata “mattonella”, si posa a spina di pesce o sfalsata e richiama lo stile dei pavimenti delle bastide.
- I formati ottagonali associati a cabochon quadrati producono un motivo più elaborato, adatto a ingressi o sale di ricevimento.
La scelta del formato modifica il numero di giunti al metro quadrato, quindi la quantità di malta necessaria e il tempo di posa. Un esagono di piccolo calibro moltiplica i giunti e richiede un calepinaggio accurato per evitare tagli antiestetici lungo il bordo del muro.
Scegliere il giusto supporto e il giunto giusto per un pavimento in tomette durevole
Il supporto su cui poggia la tomette condiziona la sua tenuta nel tempo tanto quanto la qualità della piastrella stessa. Su un pavimento antico (piastra su terra battuta, letto di pietre), una malta a base di calce è preferibile a un giunto in cemento. La calce offre una certa permeabilità e una flessibilità meccanica che accompagna i movimenti del supporto senza creparsi.
Un giunto in cemento, più rigido e impermeabile, è adatto a soletta moderne in cemento, ma può creare problemi su un edificio antico. Se il supporto è recente e impermeabile, il giunto a base di calce non correggerà da solo un difetto di progettazione della soletta: la diagnosi del supporto deve precedere qualsiasi scelta di materiale per il giunto.
Posa incollata o posa sigillata
La posa incollata con malta adesiva è la più rapida e comune nella nuova costruzione. Richiede un supporto perfettamente piano. La posa sigillata su soletta fresca a base di calce, più tecnica, è adatta a supporti irregolari tipici degli edifici antichi. Lascia maggiore margine per recuperare le differenze di livello.

Manutenzione della tomette: proteggere senza soffocare la terracotta
La terracotta non trattata assorbe i liquidi e si macchia facilmente. L’applicazione di un idrofugo dopo la posa limita questa assorbenza senza modificare l’aspetto della piastrella. Alcuni prodotti filmogeni (vernici, resine) conferiscono un aspetto lucido ma bloccano gli scambi di vapore acqueo, il che può creare problemi in stanze umide o su un pavimento antico.
L’olio di lino, talvolta raccomandato per nutrire la terracotta, scurisce sensibilmente la tonalità della piastrella. L’effetto è irreversibile: un test su una piastrella isolata consente di verificare il risultato prima di trattare l’intera superficie.
Efflorescenza bianca sulle tomettes
Depositi biancastri a volte compaiono sulla superficie delle tomettes. Questo fenomeno, chiamato efflorescenza, è il risultato del trasporto di sali minerali da parte dell’umidità verso la superficie della piastrella. Prima di strofinare o applicare un prodotto anti-efflorescenza, è la prassi più affidabile ricercare la causa sottostante (umidità del supporto, soletta troppo impermeabile, risalita capillare). Trattare il sintomo senza identificare l’origine porta spesso a recidive.
Per la manutenzione ordinaria, una pulizia con acqua chiara o con un sapone delicato è sufficiente. I prodotti acidi (aceto, anticalcare) attaccano la superficie della terracotta e vanno evitati.
Il pavimento in tomette rimane un rivestimento per pavimenti la cui longevità dipende meno dalla piastrella che dal supporto e dal trattamento che la accompagna. Una diagnosi del pavimento esistente prima di qualsiasi acquisto di tomettes consente di evitare i disordini più frequenti, in particolare nelle case antiche dove l’umidità circola secondo logiche che i materiali moderni non gestiscono sempre bene.



